Con l’entrata in vigore della legge sulle unioni civili sono state introdotte nuove tutele anche per le coppie di fatto conviventi. Sebbene la regolamentazione dei rapporti della coppia convivente, non sia del tutto uguale a quella delle coppie sposate, la normativa riconosce una serie di tutele sia nel caso di semplice convivenza, sia nel caso di convivenze regolamentate con un apposito contratto, il “contratto di convivenza”.

Una delle principali differenze è che in caso di cessazione della convivenza non è prevista alcuna procedura di separazione o di divorzio, come invece avviene per le nuove unioni civili e per le coppie sposate.

Come ci si separa da una convivenza?

La fine della convivenza può avvenire con diverse modalità, e produrre differenti conseguenze a seconda che l’unione sentimentale sia stata, o meno, regolamentata da un contratto di convivenza.

Se la coppia unita sentimentalmente, ha deciso di formalizzare la propria unione sottoscrivendo e registrando presso il Comune di residenza il contratto di convivenza, questo potrà risolversi per una delle seguenti ragioni:

  • Accordo delle parti. Le parti, in accordo tra loro, possono decidere di porre fine alla convivenza e di terminare quindi il contratto stesso.
  • Recesso unilaterale, ciò quando uno dei due conviventi, non sentendosi più legato sentimentalmente all’altro, decide di voler cessare il contratto di convivenza.
  • Matrimonio o unione civile tra i conviventi, o tra un convivente e altro partner. Il contratto di convivenza cessa qualora i due conviventi decidano di sposarsi o di contrarre una unione civile, o quando uno dei due conviventi si sposi o contragga unione civile con un altro partner.
  • Morte di uno dei conviventi.
  • Inadempimento dell’altro convivente, purché di non scarsa importanza.

Cessazione della convivenza e comunione dei beni

Se i conviventi, nel contratto di convivenza, hanno optato per il regime patrimoniale della comunione dei beni, alla cessazione del contratto la comunione si scioglie e si applicano le disposizioni relative allo scioglimento della comunione dettata dal Codice Civile.

Cessazione della convivenza e figli nati dall’unione

Se i conviventi non hanno sottoscritto alcun contratto, possono terminare la convivenza in qualunque momento, di comune accordo o unilateralmente, quindi anche senza accordo dell’altro. Non è prevista alcuna formalità, né è necessario alcun procedimento giudiziario.

convivenza e figliNell’ipotesi in cui dalla relazione sentimentale siano nati dei figli, al di là dunque della sottoscrizione o meno di un contratto di convivenza, la cessazione della convivenza comporta nei confronti dei figli effetti simili a quelli derivanti dalla separazione o dal divorzio.

I genitori che hanno riconosciuto i figli, hanno entrambi il diritto all’affidamento condiviso e l’obbligo di mantenerli, curarli, educarli ed istruirli.

Solo in ipotesi particolari, dunque in casi residuali, potrà essere richiesto l’affidamento esclusivo. In queste ipotesi sarà il Tribunale a decidere sui provvedimenti riguardanti i figli.

Cessazione della convivenza e casa familiare

Giunta al termine la convivenza la casa familiare spetta:

  • Al genitore con il quale i figli, minori o bisognosi di protezione, convivono o al quale vengono affidati. Medesima regola vale anche per la successione nel contratto di locazione.
  • Al convivente proprietario esclusivo della casa nelle altre ipotesi. In questo caso quindi il proprietario avrà diritto di ottenere il rilascio dell’immobile da parte dell’altro convivente.

casa coniugaleSe il convivente non è proprietario ma intestatario esclusivo del contratto di locazione, avrà diritto di rimanervi mentre l’altro partner non avrà diritto di subentrare nel contratto.

E’ bene sottolineare che, al termine della convivenza, il convivente non proprietario non potrà essere “sbattuto fuori casa” da un giorno all’altro.

Al convivente non proprietario o comunque non intestatario del contratto dovrà infatti, essere assegnato un congruo termine per il rilascio dell’immobile, che solitamente è di circa 90 giorni, ciò affinché possa trovare altra sistemazione.

Diritto al mantenimento e Diritto agli alimenti

Una volta terminata la convivenza, il soggetto economicamente più debole non ha diritto al mantenimento.

Il convivente più debole quindi avrà diritto a vedersi riconosciuto dall’altro il versamento di un assegno di mantenimento, solo qualora sia stato espressamente previsto nel contratto di convivenza. L’assegno potrà essere periodico o corrisposto in una unica soluzione.

Se un convivente si trova invece in stato di bisogno e non è quindi in grado di provvedere da solo al proprio sostentamento, il giudice può obbligare l’altro convivente a corrispondere gli alimenti.

Restituzione di spese – Donazioni – Beni mobili

La convivenza, al pari dell’unione matrimoniale, è considerata una formazione sociale a tutti gli effetti, per questa ragione le somme elargite per spese ed acquisti fatti in costanza di convivenza non possono essere richieste all’altro.

Tuttavia nel caso un convivente abbia fatto dei prestiti all’altro o comunque effettuato un notevole sacrificio economico, senza ricevere altrettanto in cambio e senza avere intenzione di arricchire il proprio convivente, al termine della convivenza potrà agire con l’azione di arricchimento senza causa.

donazioniAl termine della convivenza i beni mobili facenti parte dell’arredamento della abitazione restano nella proprietà esclusiva di chi ne è titolare. Il convivente che li detiene senza titolo è quindi obbligato a restituirli.

Regole specifiche in merito valgono, a prescindere dal titolo di proprietà, nella ipotesi di assegnazione della casa familiare in presenza di figli minori o bisognosi.

Senza poter essere esaustiva, avendo solo riportato in sintesi gli aspetti salienti della nuova normativa in punto di convivenze, è evidente quanto sia importante regolamentare in maniera chiara e specifica gli aspetti della convivenza che si va ad intraprendere.

Questo perché la convivenza di per sé produce effetti, anche patrimoniali, non solo tra i conviventi ma anche nei confronti dei terzi che per diverse ragioni entrano in contatto con le parti.

Lo Studio legale Orgiu offre ai propri clienti consulenza e assistenza sia nella redazione dei contratti di convivenza, che nelle ipotesi di cessazione della convivenza per la risoluzione delle controversie tipiche della fine della relazione sentimentale.

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