//Accesso abusivo al profilo Facebook: Cosa si rischia?

Accesso abusivo al profilo Facebook: Cosa si rischia?

Una condanna per accesso abusivo a sistema informatico punito con la reclusione fino a 3 anni, ma non solo.

Oggi chiunque ha più di un account, che sia di una casella e-mail o di un social network come Facebook o Instagram. Ebbene quello che accomuna questi account è quello di essere protetti da password, questo ovviamente per escludere che altri possano accedervi.

La casella e-mail e il profilo Facebook sono considerati degni di protezione giuridica proprio perché equiparabili al domicilio di una persona. Un domicilio digitale insomma.

Accade spesso però che per dimostrare un tradimento che si pensa possa tornare utile in fase di separazione o anche solo perché si sospetta una relazione extraconiugale, si cede alla tentazione di spiare la casella mail o il profilo del partner.

Così facendo però si può rischiare di essere denunciati.

Sul punto è intervenuta la Cassazione in due recentissime sentenze rese nel mese di Gennaio ovvero la n.2905 e la n.2492.

Nella prima vicenda i Giudici della Cassazione hanno confermato la condanna di cui all’art.615-ter del codice penale, nei confronti di un uomo colpevole di aver avuto utilizzato il profilo Facebook della moglie, utilizzando il nome utente e la password della stessa. A nulla è valsa la difesa dell’uomo fondata sul fatto che la password gli era stata comunicata dalla stessa moglie.

Richiamando un caso analogo, gli stessi Giudici, hanno ritenuto che la circostanza che il marito fosse a conoscenza delle credenziali di accesso della moglie, sebbene dalla stessa comunicate in passato, non esclude comunque il carattere abusivo degli accessi.

Mediante tali accessi, infatti, il marito ha ottenuto un risultato certamente in contrasto con la volontà della moglie e comunque esorbitante rispetto alla eventuale e passata autorizzazione del titolare, ovvero la conoscenza di conversazioni riservate, fino addirittura ad escludere la titolare dell’account Facebook dal suo profilo rendendole impossibile accedervi.

Credenziali rubate o legittimamente conosciute

A medesima conclusione è arrivata la Corte di Cassazione con la sentenza n.2942.

Commette il reato di sostituzione di persona chi accede all’account Facebook spacciandosi per l’effettivo titolare.

Nella vicenda la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un uomo condannato anche per sostituzione di persona. Non solo infatti si era introdotto abusivamente nel profilo Facebook e nella casella email della sua ex, ma si era spinto fino a modificare la password e, per crearle ulteriore danno, si era a lei sostituito fingendosi la titolare del profilo, postando frasi ed epiteti ingiuriosi nei confronti dell’allora suo fidanzato.

Accedere ad una casella e-mail o ad un account altrui quindi è reato e non solo quando le credenziali di accesso vengono rubate, ma anche quando sono legittimamente conosciute.

Attenzione inoltre, perché il fatto di entrare o semplicemente curiosare all’interno dell’account di un familiare, non è certo una scusante.

E’ bene evidenziare che il reato di accesso abusivo a sistema informatico punisce sia chi entra nell’account altrui sia chi ci si trattiene all’interno senza aver prima ricevuto consenso espresso del titolare.

Ad essere punito dall’art.615 ter del codice penale quindi non è solo il pirata informatico che ruba le password, ma anche chi pur avendo ricevuto username e password dal titolare (magari per un aiuto nel gestire il profilo Facebook) si trattenga poi all’interno dell’account per scopi diversi.

E’ reato anche approfittare della dimenticanza altrui nell’effettuare l’uscita dal sistema, per “curiosare” nel suo profilo o nella sua casella e-mail.

Altre ipotesi di reato

Nel caso non solo si acceda all’account di altro soggetto ma ci si spinga oltre scaricando il contenuto, magari di alcune conversazioni, per poi divulgarlo si potrà essere ritenuti responsabili anche di altri reati.

La divulgazione di e-mail ad esempio comporta la responsabilità per il reato di violazione di corrispondenza, la divulgazione invece di dati sottratti dall’account Facebook integra il reato di trattamento illecito di dati personali.

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2019-02-06T18:53:33+00:00