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Separazione2018-03-31T14:33:53+00:00

La Separazione

La separazione personale dei coniugi

La separazione personale dei coniugi è una situazione transitoria che generalmente si risolve o nella riconciliazione dei coniugi o nella constatazione della irreversibilità della crisi coniugale e quindi nella impossibilità a proseguire il rapporto matrimoniale.

Con la separazione quindi i coniugi non pongono fine alla loro unione matrimoniale ma ne sospendono gli effetti in attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio.

La separazione è quindi un vero e proprio rimedio alla crisi matrimoniale alla quale conseguono il venir meno di alcuni importanti doveri che nascono dal matrimonio, primo fra tutti quello della coabitazione e dell’obbligo di assistenza in tutte le forme che presuppongono la coabitazione.

E’ importante però ricordare che con la separazione sia essa di fatto, consensuale o giudiziale i coniugi rimangono comunque marito e moglie.

Quando il rapporto coniugale si trova in crisi i coniugi possono quindi decidere di:

  • Separarsi senza alcun intervento giudiziale, si parla in questi casi di separazione di fatto;
  • Presentare congiuntamente al Tribunale un ricorso per separazione consensuale;
  • Presentare al Tribunale competente un ricorso per separazione giudiziale.

La separazione di fatto

E’ bene premettere che il nostro legislatore si occupa solo della separazione legale, ovvero di quella consensuale o giudiziale.

Tuttavia la separazione di fatto è comunemente la prima strada intrapresa dai coniugi, che inizialmente anche nell’ottica di salvaguardare l’unione matrimoniale decidono di allontanarsi dal tetto coniugale per quella che comunemente viene definita “una pausa di riflessione”.

Benché possa apparire, anche dal punto di vista economico, la forma più semplice per separarsi è importante ricordare che non determinare e/o regolarizzare le condizioni della stessa, soprattutto in presenza di figli, può comportare, alla lunga, sgradite conseguenze sul piano giuridico.

Il consiglio quindi è quello di regolarizzare fin da subito tutti i rapporti conseguenti alla fine della relazione così da garantirsi certezza e tutela dei diritti.

Un’ ipotesi di separazione di fatto che si verifica di frequente e quella del coniuge che si allontana dal tetto coniugale per andare a vivere in un’altra abitazione, spesso per fare rientro in quella dei genitori, ma anche per andare a coabitare con il nuovo compagno/a.

In questa ipotesi se il coniuge che si allontana avvisa l’altro della propria intenzione di separarsi o in presenza di una giusta causa, non sussiste alcun reato motivato dal venir meno degli obblighi coniugale, in sostanza non esiste il reato di abbandono del tetto coniugale.

Sono esempi di giusta causa: la violenza fisica o verbale, il tradimento del coniuge convivente, ma anche l’incompatibilità di carattere o la incomunicabilità o litigiosità dei coniugi che rendono assolutamente impossibile il proseguimento della vita coniugale.

Qualora quindi non sussista una giusta causa, al fine di evitare di incorrere nel reato di abbandono del tetto coniugale, il consiglio è quello di avvisare formalmente, anche a mezzo legale, l’altro coniuge della volontà di addivenire alla separazione e quindi di allontanarsi dal tetto coniugale.

La separazione consensuale

Certamente da preferire laddove possibile, anche per le implicazioni di carattere affettivo, è la strada della separazione consensuale, che si riassume nella presentazione da parte dei coniugi di un ricorso congiunto per verrà poi omologato con decreto dal Tribunale.

La separazione consensuale è caratterizzata da un procedimento più celere e snello,  si conclude normalmente nella prima udienza di comparizione e consente quindi  ai coniugi un grosso risparmio sia in termini di tempi che di costi del giudizio.

Il procedimento inizia con il deposito di un ricorso in cui sono gli stessi coniugi, non quindi il Tribunale, a definire i loro rapporti anche patrimoniali. Agli stessi infatti è data la possibilità di accordarsi su tutti quelli che sono i punti salienti della loro separazione, in particolare su:

  • Mantenimento del coniuge e dei figli;
  • Regolamentazione delle condizioni dell’affidamento dei figli;
  • Assegnazione della casa coniugale;

e si conclude con l’omologa da patte del Tribunale, il quale si limiterà a compiere un controllo sulla legittimità della separazione nonché a verificare che gli accordi raggiunti non ledano gli interessi dei figli minori.

La separazione consensuale tuttavia è possibile solo qualora vi sia l’accordo dei coniugi sulle condizioni stesse.

In alternativa, sempre qualora vi sia accordo e ne ricorrano le condizioni, il D.L. 132/2014 convertito nella Legge 162/2014 consente ai coniugi di avvalersi del nuovo istituto della negoziazione assistita da un avvocato o di effettuare una dichiarazione davanti al Sindaco, quale ufficiale dello stato civile.

La separazione giudiziale

Sovente la grave conflittualità che consegue alla fine di una relazione, non consente ai coniugi di trovare un accordo circa le condizioni della separazione, in dette ipotesi si ricorrere alla separazione giudiziale.

La separazione giudiziale segue un iter più complesso che inizia con la presentazione del ricorso da parte di uno dei coniugi, necessariamente assistito da un avvocato. Per richiedere la separazione giudiziale non è necessario che ci sia stata violazione degli obblighi scaturenti dal matrimonio essendo sufficiente la sussistenza di circostanze oggettive che rendono oramai “intollerabile la prosecuzione della convivenza, ciò anche solamente per uno di essi, o recano grave pregiudizio alla educazione della prole”.

Trattandosi di procedimento che segue un iter più lungo e complesso il giudice sovente valuta l’opportunità di adottare provvedimenti necessari ed urgenti a tutela del coniuge debole e dei figli, che si sostanziano nella determinazione di un assegno di mantenimento e nella regolarizzazione delle condizioni relative all’affidamento dei figli ciò nell’attesa che il procedimento si concluda con la sentenza. Questo consente al coniuge più bisognoso e ai figli di ricevere comunque l’assegno di mantenimento già durante il giudizio, non rimanendo quindi privi di mezzi.

E’ importante sottolineare che il giudice ha il potere di dichiarare la separazione immediatamente (senza dover aspettare la fine dell’intero giudizio), già a seguito della prima udienza, seppure con sentenza non definitiva, questo consente ai coniugi di chiedere il divorzio anche prima della emissione della condanna definitiva.

La separazione giudiziale può essere trasformata in consensuale in qualsiasi momento, qualora nel corso del giudizio i coniugi riescano a trovare l’accordo inizialmente mancante.

Non può invece trasformarsi in giudiziale una separazione iniziata come consensuale.

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