Caso classico della gran parte delle separazioni è quello della casa coniugale in comunione dei beni e quindi in proprietà a ciascun coniuge nella misura del 50%.

Nei precedenti articoli abbiamo visto che in fase di separazione, qualora vi siano figli minori o maggiorenni ma non economicamente autosufficienti, la casa coniugale viene solitamente assegnata al genitore “collocatario”, ovvero a quello che continuerà ad abitare con i figli.

Ma l’assegnazione della casa coniugale vieta al coniuge non assegnatario di vendere la propria quota?

La risposta è no, non vi è infatti alcun divieto alla vendita neppure nella ipotesi di assegnazione, tuttavia è bene sapere che…

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Assegnazione della casa coniugale e maggiore età dei figli

La casa coniugale viene assegnata al genitore collocatario affinché i figli possano continuare a godere di un ambiente stabile ed idoneo fino al raggiungimento di una loro indipendenza economica.

L’assegnazione dell’abitazione al genitore collocatario è prevista quindi fino al raggiungimento della indipendenza economica dei figli e non, come in molti erroneamente pensano, al mero compimento del 18°anno dei figli.

Questo certo non significa che debba perdurare per tutta la vita, ma è bene precisare che il raggiungimento della maggiore età dei figli non determina automaticamente né la revoca dell’assegnazione della casa coniugale al genitore collocatario, né tantomeno l’eliminazione del dovere di contribuire al mantenimento dei figli.

Posso vendere la mia quota anche se la casa è assegnata alla mia ex?

Vendere la propria quota di casa coniugale anche prima del raggiungimento della indipendenza economica dei figli, non è vietato né impossibile.

L’assegnazione della casa coniugale di fatto non impedisce il trasferimento della proprietà ma stabilisce esclusivamente che la casa resti occupata dall’assegnatario e dai figli.

Nonostante l’assegnazione sarà quindi possibile vendere la propria quota di casa coniugale. Ovviamente si dovrà aver la fortuna di trovare un acquirente disposto ad acquistare una casa già occupata da terzi e ad attendere che questa venga poi liberata.

Il nuovo acquirente infatti non potrà entrare nell’appartamento.

La Sentenza della Cassazione 11096/2002 stabilisce infatti che l’assegnatario possa opporsi al possesso del compratore entro un termine di 9 anni dall’assegnazione stessa.

Tuttavia non bisogna dimenticare che chi acquista un immobile può avere esigenze diverse da quelle abitative, essendo magari semplicemente interessato ad investire.

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