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Condizioni della Separazione2018-03-31T14:34:35+00:00

Le condizioni della Separazione

Separazione dei coniugi: Le questioni di maggior rilievo

  1. L’assegnazione della casa coniugale

    L’assegnazione della casa coniugale è certamente uno degli argomenti di maggior conflitto per i coniugi in fase di separazione. La casa coniugale è da intendersi come il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza inteso in senso psicologico come nucleo domestico, comprendente anche tutto il complesso di beni mobili, arredi, suppellettili ed attrezzature orientato ad assicurare le esigenze della famiglia.

    Oggetto di assegnazione in fase di separazione quindi è proprio la casa familiare da intendersi in questa accezione escludendo invece eventuali seconde case o altri immobili di cui i coniugi possano avere la disponibilità.

    L’assegnazione della casa coniugale quindi altro non è che il provvedimento con il quale il giudice in caso di separazione o divorzio assicura al residuo nucleo familiare, composto generalmente dal coniuge affidatario e dai figli, la conservazione dello stesso ambiente di vita domestica goduto in costanza di matrimonio. La finalità principale rimane quindi quella di tutelare i figli evitando loro di doversi trasferire in un luogo differente da quello nel quale hanno abitato fino alla separazione.

    Al coniuge, non proprietario, non spetta generalmente il diritto all’assegnazione della casa coniugale.
    Secondo l’art. 155 quater del cod.civ. infatti l’assegnazione della casa coniugale è finalizzata solamente alla tutela della prole e non può essere invece considerata come componente dell’assegno di mantenimento.

    Tuttavia, la questione si complica nel caso in cui il diritto di abitazione serva ad equilibrare i rapporti economici tra i coniugi e a soddisfare l’eventuale diritto al mantenimento che comunque nei confronti del coniuge più debole sussiste anche in assenza di figli.

    Sul punto non vi è unanimità di vedute. Alcuni giudici ritengono che l’assegnazione della casa coniugale può essere richiesta al giudice nell’ambito della domanda di mantenimento, ma presuppone un’esplicita istanza, in mancanza della quale non sussiste in capo al giudice stesso un dovere e un potere di assegnarla.

    La maggioranza dei giudici esclude invece siffatta possibilità ritenendo che il diritto al mantenimento può essere soddisfatto solo quantificando la somma di denaro da versare e il Giudice non può imporre al debitore di estinguere il suo obbligo con l’assegnazione della abitazione.

    Non può non trascurarsi il fatto però che l’assegnazione della casa familiare incide e non poco sulla disponibilità economica del coniuge che ne resta fuori, costretto il più delle volte a prendere una nuova abitazione in locazione.

    Di conseguenza l’assegnazione della casa coniugale incide nella determinazione dell’assegno di mantenimento posto che il giudice ne terrà comunque conto quando ne determinerà il valore. Il genitore affidatario perde il diritto di godimento della casa familiare quando l’assegnatario non abita o cessa di abitare stabilmente nella casa coniugale o conviva o contragga nuovo matrimonio.

    La revoca può verificarsi anche qualora vengano meno i presupposti che ne giustificano l’assegnazione, come nelle ipotesi di raggiungimento della maggiore età e dell’autosufficienza economica dei figli o la morte del coniuge assegnatario.

    L’estinzione del diritto di abitazione non è automatica o di diritto, ma deve sempre essere dichiarato dopo aver valutato l’interesse dei figli.

  2. L’affidamento dei figli

    La legge n. 54 del 2006 ha posto come regola fondamentale l’affidamento condiviso sancendo il principio della bi-genitorialità, ovvero il diritto dei figli di continuare a mantenere con entrambi i genitori rapporti equilibrati anche dopo la separazione e quindi la cessazione della convivenza.

    Il presupposto per tale forma di affidamento è naturalmente l’assenza di “conflittualità insanabili” tra i genitori. Il principio su cui si fonda è che, anche in caso di separazione, i figli hanno diritto di conservare un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, di ricevere da entrambi cura, educazione e istruzione e di conservare rapporti con gli ascendenti, in particolare con i nonni e i parenti.Il giudice, nel disporre l’affidamento condiviso, provvede anche sulla residenza dei figli: generalmente viene precisato presso quale dei genitori la prole deve vivere abitualmente.
    Il provvedimento del giudice determina altresì i tempi e i modi della permanenza dei figli presso ciascun genitore. La legge favorisce invero le intese tra i genitori stabilendo che siano gli stessi in fase di separazione consensuale, a determinare tempi e modalità dell’affidamento dei figli, sempre se non contrari all’interesse dei figli stessi.

    Il genitore cui sono affidati i figli, salva disposizione del tribunale, esercita la responsabilità genitoriale attendendosi quindi alle condizioni determinate dal tribunale in sede di separazione o nella successiva modifica delle condizioni di separazione.

    Generalmente le decisioni di maggiore interesse per i figli (come quelle relative all’istruzione, educazione, salute, tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli stessi) devono essere concordate da entrambi i genitori. In caso di disaccordo è sempre possibile ricorrere al tribunale qualora uno dei genitori ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli all’interesse del minore.

    L’affidamento esclusivo è oggi previsto nelle due sole ipotesi disciplinate dall’art. 337 quater.

  3. L’Assegno di mantenimento

    L’assegno di mantenimento è un provvedimento economico che viene assunto dal giudice o dalle stesse parti, in sede di determinazione delle condizioni della separazione consensuale, e consiste nel versamento di una somma di denaro, suscettibile di revisione nel tempo, sia al coniuge economicamente debole o agli eventuali figli nati dal matrimonio.
    Per approfondire il tema Assegno di Mantenimento leggi la pagina dedicata.

Effetti della separazione

Su quali siano concretamente gli effetti della separazione c’è sempre molta confusione.

E’ importante chiarire che con la separazione, sia essa consensuale o giudiziale, il vincolo matrimoniale non si scioglie, si resta infatti marito e moglie, tuttavia cessano per entrambi i coniugi l’obbligo di convivenza e l’obbligo di assistenza, in tutte le forme che presuppongono la convivenza.

Permane invece il dovere di assistenza materiale, ecco perché nel caso vi sia un coniuge economicamente debole, l’altro sarà tenuto a corrispondere in suo favore un assegno a titolo di contributo al mantenimento, solitamente sotto forma di assegno mensile. L’obbligo di fedeltà invece, secondo l’orientamento più diffuso, risulta attenuato, ritendo lecito il comportamento del coniuge separato che inizi nuove relazioni sentimentali, ma incompatibile con i residui doveri derivanti dal vincolo matrimoniale ancora esistente, una condotta che possa risultare lesiva della reputazione dell’altro coniuge.

Anche i diritti di successione di un coniuge nei confronti dell’altro rimangono invariati e ciò sino all’eventuale divorzio e sempre che non sia intervenuta separazione con addebito.
Il coniuge superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, al trattamento di fine rapporto e alla indennità di mancato preavviso.

Con la separazione si scioglie inoltre la comunione legale, di conseguenza ogni acquisto effettuato dopo la separazione, rimarrà nel patrimonio esclusivo del coniuge che lo ha effettuato e viene meno la presunzione di paternità.

Così come anche nelle ipotesi di divorzio o annullamento del matrimonio, restano invece invariati i doveri dei coniugi di mantenere, istruire ed educare i figli. La separazione come detto ha carattere temporaneo, questo perché il rapporto di regola evolve in divorzio o in riconciliazione.

La modifica delle condizioni della separazione e/o del divorzio

Le condizioni contenute nella sentenza di separazione o in un provvedimento di omologazione della separazione consensuale o ancora in un provvedimento che già in precedenza aveva modificato le condizioni, possono essere, in ogni momento, per giustificati motivi, revocate o modificate dal Tribunale su istanza di uno solo dei coniugi o di entrambi. Tale mutamento può essere sia di natura economica, con particolare riferimento alla quantificazione dell’assegno di mantenimento, sia riguardare l’affidamento dei figli.

Vedi quanto approfondito nel capitolo dedicato alla revisione dell’assegno di mantenimento.

Gli effetti della riconciliazione

Cosa accade quindi se successivamente alla omologa o alla sentenza di separazione i coniugi si riconcilino superando la crisi coniugale? Semplice gli effetti della separazione cessano. Ovvero? E’ come se i coniugi non si fossero mai separati.

E’ bene ricordare infatti che con la separazione i coniugi restano marito e moglie, pertanto la riconciliazione anche se successiva ai provvedimenti del Tribunale non richiede in ogni caso formule o atti solenni, cioè non sarà necessario ripresentarsi dal giudice per “convalidare” la riconciliazione.

Attenzione però perché per potersi parlare di riconciliazione è necessario ricostituire una vera e propria comunione di vita, non essendo per contro sufficiente una riappacificazione generica o una frequentazione per quanto stabile.

Quindi se dopo la separazione i coniugi ricostituiscono una nuova comunione di vita la separazione perderà i suoi effetti e potrà essere nuovamente pronunciata solo per fatti successivi alla riconciliazione stessa, ciò qualora nonostante la riappacificazione riemergano nuovamente i motivi e i contrasti per i quali si era precedentemente richiesta e ottenuta la separazione.

Perderanno efficacia anche i termini eventualmente già trascorsi per poter richiedere il divorzio, insomma dovrà rifarsi tutto da capo, presentando un nuovo ricorso per separazione personale, sia esso congiunto o giudiziale.

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