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Filiazione Naturale2018-03-31T14:35:30+00:00

Filiazione Naturale

I Figli naturali

I figli naturali sono quelli concepiti da genitori non uniti in matrimonio, si parla quindi di figli “nati fuori dal matrimonio”.

Con una vera e propria svolta epocale in materia di filiazione, attuata con il D. Lgs 154/2013 che ha integrato le modifiche già introdotte al primo libro del codice civile dalla legge 10 dicembre 2012 n. 219, il Legislatore Italiano ha equiparato, anche dal punto di vista giuridico, la condizione dei figli nati in costanza di matrimonio da quelli nati fuori dal matrimonio, adeguando così il diritto alla nuova realtà sociale ed eliminando le discriminazioni tra figli. Il legislatore ha modificato la stessa terminologia sostituendo le parole “figlio legittimo” e “figlio naturale” con le parole “figlio nato nel matrimonio” e “figlio nato fuori del matrimonio”.

Riconoscimento del figlio naturale

Il riconoscimento è l’atto con il quale i figli nati fuori del matrimonio possono essere riconosciuti dalla madre, dal padre o da entrambi, separatamente o congiuntamente, anche se già uniti in matrimonio con un’altra persona.

La materia è stata oggetto di recenti riforme che hanno sostanzialmente equiparato lo stato giuridico di tutti i figli, non si parla più infatti di figli naturali e figli legittimi ma di figli nati in costanza di matrimonio e fuori dal matrimonio.

Con il riconoscimento, quindi, uno o entrambi i genitori trasformano il fatto della procreazione, da sola non sufficiente a creare un rapporto giuridico con i genitori, in uno stato di filiazione (figlio riconosciuto) rilevante invece per il diritto.

Procedimento per il riconoscimento

La dichiarazione di riconoscere un figlio nato fuori del matrimonio è un atto solenne e irrevocabile e deve può essere formalizzata:

  • nell’atto di nascita;
  • in una dichiarazione davanti all’Ufficiale dello stato civile;
  • in un atto pubblico ad esempio davanti ad un notaio;
  • in un testamento (qualsiasi sia la forma).
  • in una domanda presentata al Giudice Tutelare.

Una volta effettuato, il riconoscimento non può più essere revocato ecco perché si parla di irrevocabilità dell’atto, ovvero il genitore che ha riconosciuto il figlio non può più, neppure tramite testamento, annullare e/o ritirare il riconoscimento stesso.

Rispetto al passato possono essere riconosciuti anche i figli cosiddetti incestuosi, ossia figli nati da genitori tra i quali esiste un rapporto di parentela o di affinità, previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.

Capacità di effettuare il riconoscimento

Di solito per riconoscere il proprio figlio non occorre rivolgersi al giudice. Ci sono però dei casi in cui, ai fini del riconoscimento, occorre l’autorizzazione del magistrato.

Ciò in particolare avviene quando i genitori non abbiano compiuto i 16 anni; se entrambi i genitori hanno meno di 16 anni è avviata in automatico la procedura per l’adottabilità del minore che, tuttavia, viene sospesa d’ufficio fino al compimento del sedicesimo anno di età dei genitori al fine di consentire loro di riconoscere il bambino.

In ogni caso, fino al compimento della maggiore età, il sedicenne che ha riconosciuto il figlio non potrà esercitare la responsabilità genitoriale ma verrà nominato a questo scopo un tutore;

Il riconoscimento può essere fatto sia da entrambi i genitori sia da uno solo di essi (in questo caso, però, non vi possono essere indicazioni che riguardino l’altro e, se ci sono, sono senza effetto).

Se uno dei genitori ha già effettuato il riconoscimento, (generalmente si tratta della madre che ne effettua il riconoscimento subito dopo il parto) l’altro genitore che intenda farlo deve ottenerne il consenso dal primo. Qualora il genitore che ha effettuato per primo il riconoscimento rifiuti all’altro il consenso, (si pensi alla madre che non voglia far riconoscere il figlio al padre) quest’ultimo potrà rivolgersi al tribunale che, valutato l’interesse del figlio, può concedere un’autorizzazione.

Se il figlio da riconoscere ha già compiuto sedici anni, occorrerà il suo consenso.

Effetti del riconoscimento

Il riconoscimento comporta da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e i diritti che ha nei confronti dei figli concepiti durante il matrimonio, produce altresì gli stessi effetti anche riguardo ai parenti di esso (si pensi ai nonni o agli zii).

Se il figlio viene riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori assume il cognome del padre, altrimenti del genitore che lo ha riconosciuto per primo. Se il padre lo ha riconosciuto dopo la madre, il figlio può scegliere di assumere il cognome paterno aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre.

Responsabilità genitoriale

Tra il primo effetto del riconoscimento vi è l’assunzione della responsabilità genitoriale.
Se il riconoscimento è stato fatto da tutti e due i genitori, l’esercizio spetta ad entrambi e, se sono conviventi, si applicano le norme generali sulla responsabilità dei genitori.

Se invece i genitori non convivono, l’esercizio spetta al genitore con il quale il figlio convive o, se non convive con nessuno, al primo che ha fatto il riconoscimento.

Il giudice può, valutato l’interesse del figlio in tal senso, escludere entrambi i genitori dall’esercizio della responsabilità e nominare un tutore.

In ogni caso il genitore che non esercita la responsabilità ha il diritto e il dovere di vigilare sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del minore.

Inserimento del figlio riconosciuto nella famiglia del genitore

La novità più importante e significativa della legge n. 219/2012 è il fatto che il riconoscimento produce effetti non solo verso i genitori ma, altresì, verso i parenti: l’innovazione non è di poco conto se si pensa che la prole venuta alla luce da genitori non coniugati può vantare legami giuridici con il genitore che ne abbia effettuato il riconoscimento, si pensi a zii, cugini, nonni.

La normativa previgente prevedeva appunto che il figlio naturale rimanesse fuori dalla famiglia del genitore che lo aveva riconosciuto, sebbene riconosciuto dunque non diventava parente o affine dei parenti del genitore.

Il D.lgs. 154/2013 che ha interamente riformato l’art. 317 bis del codice civile ora legittima anche gli ascendenti (generalmente nonni) a ricorrere al Tribunale nel caso in cui sia impedito il loro diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni.

Il figlio naturale non può, però, essere inserito nella casa coniugale se non vi è il consenso del coniuge (e dei figli nati nel matrimonio del genitore che ha compiuto il riconoscimento e che abbiano più di sedici anni) e dell’altro genitore naturale che abbia effettuato il riconoscimento.
In quest’ultimo caso è sempre necessaria l’autorizzazione del giudice che stabilisce le condizioni a cui devono attenersi i genitori.

Se una persona si sposa dopo che aveva già riconosciuto il figlio naturale, questi può essere inserito nella casa coniugale se già conviveva con il genitore o se l’altro coniuge ne conosceva l’esistenza e dà il consenso, è comunque necessario il consenso dell’altro genitore naturale.

Impugnazione del riconoscimento

Il riconoscimento può essere impugnato, in parole povere contestato:

  1. Quando non corrisponde al vero in quanto il soggetto riconosciuto non è stato procreato da chi ha dichiarato solennemente di esserne il genitore;
  2. Quando l’autore del riconoscimento è stato costretto con violenza e ciò anche se è l’effettivo genitore del minore;
  3. Per incapacità derivante da interdizione giudiziale, ovvero quando il soggetto autore del riconoscimento è stato privato della capacità di agire ( si tratta di un provvedimento giudiziale che colpisce soggetti in condizioni psicofisiche tali da renderli incapaci a provvedere ai loro interessi): l’autore del riconoscimento, anche se corrisponde al vero, non era capace di valutarne le conseguenze.

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