Come comportarsi se si è genitori separati o divorziati ai tempi del coronavirus è certamente una delle domande del momento.

L’attuale situazione di emergenza creata dalla diffusione del COVID-19 ha suscitato molti interrogativi tra i genitori che non sanno come comportarsi.

Essere genitori separati o divorziati, quando si hanno figli minorenni, è già di per sé difficile, a maggior ragione oggi con una pandemia in corso.

Anche per noi avvocati familiaristi questi sono giorni di grande impegno, anche umano, perché tantissime sono le richieste di chiarimenti circa la possibilità per i genitori “non collocatari”, quasi sempre i padri, di continuare a vedere e tenere con sé i figli secondo il calendario deciso in Tribunale.

Posso spostarmi dalla mia abitazione per andare a prendere i bambini?

La situazione anche normativa evolve rapidamente ma, come riconfermato dal Dpcm del 22.03, il diritto di visita dei figli non è stato sospeso, quindi i genitori possono continuare a vedere i minori secondo le disposizioni già stabilite dal Tribunale.

In questo senso abbiamo le indicazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, nelle Faq sul Decreto #IoResto a Casa, anche questa volta risponde:

Sì. Gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche da un Comune all’altro. Tali spostamenti dovranno in ogni caso avvenire scegliendo il tragitto più breve e nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario (persone in quarantena, positive, immunodepresse etc.), nonché secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio o, in assenza di tali provvedimenti, secondo quanto concordato tra i genitori
Ecco quindi che sia i genitori separati e/o divorziati, ma anche quelli che sono in attesa di questi provvedimenti, quindi anche per i figli di genitori non uniti in matrimonio, sarà possibile spostarsi per prendere i minori e condurli presso di sé.

Viene inoltre specificato che lo spostamento,osservando tutte le dovute cautele, è consentito anche da un Comune all’altro.

Questa specificazione fa venire meno quella “discriminazione” che si era creata negli ultimi giorni, tra genitori che hanno la fortuna di abitare nello stesso comune dei figli e genitori che invece vivono in altri comuni o addirittura regioni.

Il consiglio resta quello di portare con sé sia l’autocertificazione che il provvedimento del Tribunale con il quale sono state stabilite le modalità di visita. In assenza di quest’ultimo può essere utile avere a disposizione il decreto di fissazione di udienza o altro documento che attesti la paternità/maternità, come ad esempio un estratto per riassunto dell’atto di nascita.

È doveroso evidenziare che, nell’incertezza normativa, non sono mancate pronunce che invece hanno ritenuto doveroso sospendere completamente il diritto di visita. È di pochi giorni fa quella del Tribunale di Napoli, il quale ha ritenuto che: “nell’attuale contesto di divieti alla circolazione imposti dalla normativa sia nazionale sia regionale, la disciplina delle visite non possa più prevedere gli spostamenti dei minori e che quindi la frequentazione genitori-figli debba essere assicurata con colloqui da remoto anche mediante videochiamata”.

Responsabilità genitoriale e buon senso

Inutile dire che ogni vicenda familiare ha le sue dinamiche e specificità. Ci sono genitori separati/divorziati che abitano nella stessa città, magari in un piccolo centro, ma ci sono anche quelli che invece abitano lontano, in altre città o addirittura in altre regioni.

Ci sono figli di tre anni ed altri di 17, ma in entrambi i casi sono minori.
Ci sono quelli che godono di buona salute ed altri più cagionevoli, magari immunodepressi.
Ci sono padri che vivono in appartamenti grandi e confortevoli e quelli che vivono in situazioni precarie o che dopo la fine della relazione sono tornati a vivere con i loro anziani genitori.

Queste sono specificità che vanno considerate e per le quali invece il decreto non ha fatto alcuna distinzione.

Ecco perché le modalità di esercizio del diritto di visita devono oggi più che mai, coniugarsi con le disposizioni generali, ed essere interpretate soprattutto alla luce del buon senso.

Si potrebbe proporre all’altro genitore di modificare temporaneamente il calendario vigente, accorpando i tempi di visita in periodi più consistenti. Ciò consentirebbe da una parte continuità ed equilibrio nel rapporto genitoriale e dall’altra di ridurre il numero delle uscite settimanali, limitando al minimo il rischio di contagio anche per i più piccoli.

È importante che il genitore “collocatario” sia collaborativo, spiegando al figlio le reali motivazioni che impediscono il contatto con l’altro genitore, ma anche favorendo ed incrementando i contatti telefonici. La tecnologia ci viene incontro in questo senso, tramite skype o videochiamate whatsapp è possibile far sentire ai figli la propria quotidiana presenza.

Ci saranno poi casi nei quali sarà meglio invece sospendere gli incontri con i propri figli in attesa di un miglioramento dell’attuale situazione sanitaria, così da rispettare e garantire loro un fondamentale diritto, quello alla salute.

Conclusioni

La delicatezza della materia, posto che già si opera nell’ambito di una famiglia in crisi, soprattutto oggi che il nostro Paese sta vivendo un momento così difficile, rende impossibile dettare una regola unica, che valga per tutto e tutti.

L’attuale regolamentazione non può che essere “casistica” e dettata dalla conflittualità della specifica situazione. Conflittualità che, spesso, può essere risolta o attenuata facendo ricorso al buon senso, evitando che il conflitto tra genitori alimenti l’inasprimento dei rapporti umani e familiari resi già difficoltosi dalla distanza fisica imposta dalle misure anti-contagio.

Ora più che mai i genitori sono chiamati ad essere ragionevoli e a mettere da parte conflitti e ostilità, collaborando tra loro per far prevalere la più importante delle regole non scritte: il buon senso.

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