In fase di separazione e di divorzio, ma anche in caso di cessazione di un rapporto di convivenza con prole, il Tribunale dispone a carico del coniuge economicamente più agiato il versamento, in favore del coniuge e dei figli, di un assegno a titolo di contributo al loro mantenimento.

L’assegno di mantenimento è quindi una forma di sostentamento economico essenziale, per garantire una qualità di vita dignitosa al coniuge privo di un adeguato reddito per farvi fronte in maniera autonoma, ma soprattutto per garantirla ai propri figli.

Oggi tuttavia sono sempre più frequenti e numerosi i casi in cui il coniuge/genitore obbligato al pagamento poi concretamente non provveda, rendendosi inadempiente.

L’importanza dell’argomento e delle sue implicazioni non solo economiche hanno portato il nostro legislatore a garantire un’ampia tutela per il recupero dell’assegno di mantenimento.

Il coniuge che ha diritto all’assegno per sé o per i figli può infatti difendere i propri diritti e interessi sia civilmente che penalmente.

Le forme di tutela più utilizzate

Precetto e Pignoramento

È possibile procedere con un’azione espropriativa. La sentenza di separazione, il divorzio ma anche il verbale, rappresentano per il nostro ordinamento un titolo esecutivo. Questo significa che chi ha diritto a ricevere l’assegno di mantenimento potrà mettere in esecuzione quanto stabilito dal Giudice. Il primo passo sarà quello di procedere, a mezzo del proprio legale, alla predisposizione di un atto di precetto contenente l’intimazione al rispetto dell’obbligo del pagamento. Con il precetto il debitore viene avvisato che, trascorsi dieci giorni, in difetto di pagamento si procederà ad esecuzione forzata, ovvero al pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi (generalmente datore di lavoro, ente erogatore della pensione, etc.)

Pagamento diretto nei confronti del datore di lavoro

È possibile richiedere e ottenere dal Giudice la distrazione a favore del coniuge avente diritto, delle somme che i terzi sono obbligati a versare al coniuge inadempiente, si pensi allo stipendio, alla pensione o ad eventuali canoni di locazione. Per dirla più semplice, se è stabilito in favore del coniuge avente diritto un assegno di mantenimento di Euro 350,00 mensili, con il pagamento diretto il datore di lavoro, l’ente pensionistico o il conduttore, verseranno direttamente in sue mani e non in quelle dell’inadempiente l’importo corrispondente.

Altre forme di tutela

Il sequestro conservativo

Il coniuge beneficiario dell’assegno può richiedere al Giudice il sequestro conservativo di alcuni beni del coniuge obbligato. Questo provvedimento presuppone la sussistenza di un credito già accertato dal Giudice e il conseguente inadempimento, seppure parziale, del coniuge obbligato al mantenimento. Questo strumento può essere utilizzato anche per garantire il pagamento dell’assegno di mantenimento in favore dei figli.

L’ipoteca giudiziale

In caso di pericolo di inadempimento, la sentenza di separazione, il decreto di omologa (nelle ipotesi di separazione consensuale) e quella di divorzio costituiscono validi titoli per l’iscrizione di ipoteca giudiziale sui beni del coniuge obbligato. L’ipoteca giudiziale offre quindi la possibilità al coniuge avente diritto all’assegno di rivalersi immediatamente sul bene gravato da ipoteca.

La denuncia-querela

Il coniuge interessato può presentare una apposita denuncia-querela verso il coniuge che non corrisponde l’assegno. L’articolo 570 del codice penale punisce, infatti, con la multa da 103 a 1032 euro e con la reclusione fino ad un anno chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli o al coniuge.

Fondo di solidarietà a tutela del coniuge

La Legge di stabilità 2016 ha introdotto in via sperimentale un fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno che opera nel caso in cui non abbia ricevuto il pagamento dell’assegno di mantenimento. In altre parole, se l’ex coniuge non paga l’assegno, si potrà richiedere al Tribunale competente di farsi anticipare anche tutta la somma dell’assegno direttamente dallo Stato.

Assegno in favore dei figli. E se il genitore è disoccupato? Intervengono i nonni

Numerose sono quindi le azioni a tutela del diritto al mantenimento. Vi sono però dei casi nei quali nonostante tutto, vuoi perché alcune azioni non sono esperibili, vuoi perché non hanno sortito il dovuto effetto, il genitore obbligato continua a non versare l’assegno.

Il nostro ordinamento, con la chiara intenzione di salvaguardare l’interesse dei minori e di farlo in tempi rapidi, stabilisce che, quando i genitori non hanno mezzi sufficienti per mantenere i figli, sono gli ascendenti, ovvero i nonni a dover provvedere al loro posto.

E’ bene evidenziare che l’onere giuridico dei nonni di provvedere al mantenimento dei nipoti è sussidiario rispetto a quello dei genitori. I nonni saranno quindi obbligati a corrispondere il contributo al mantenimento solo nelle ipotesi di impossibilità oggettiva del genitore obbligato al versamento dell’assegno. Casi classici possono essere quelli costituiti dallo stato di disoccupazione dei genitori o da una loro inabilità al lavoro. Nella prassi l’istituto opera più frequentemente nelle ipotesi di abbandono totale o parziale dei figli da parte di un genitore quando l’altro non abbia i mezzi per provvedere da solo al loro mantenimento.

Hai bisogno di una consulenza?

Contatta telefonicamente l’Avvocato Manuela Orgiu.
 340.3047437
O clicca qui per inviare un messaggio su Whatsapp
Possibilità di accedere al Gratuito Patrocinio per coloro che non possono sostenere le spese di un giudizio. Fissa un appuntamento in studio o richiedi una consulenza online

Chiama adesso!