Il pernottamento del minore presso l’abitazione del genitore non collocatario è una delle questioni da affrontare quando la relazione sentimentale, che sia questa coniugale o meno, giunge al termine.

Avvocato il bambino è piccolo, è vero che il giudice può stabilire anche il pernotto notturno presso l’altro genitore?

Cercherò in questo breve articolo di fare chiarezza sul punto.

Il nostro codice civile prevede che, in caso di crisi nel rapporto coniugale, i figli abbiano diritto a mantenere un rapporto equilibrato e significativo con entrambe le figure genitoriale.

La legge quindi non prevede limiti d’età del bambino per poter dormire con il papà.

Anzi è proprio la legge a preoccuparsi di tutelare e garantire il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo sia con mamma che con papà.

Per garantire questo inviolabile diritto, i giudici emanano dei provvedimenti che garantiscano ai figli di mantenere un rapporto sano anche con il genitore definito “non collocatario”, prevedendo il pernotto notturno fuori dalla casa familiare.

Sono oramai diverse le sentenze che pongono forti incentivi al pernottamento dei figli minori presso l’abitazione dell’altro genitore che, diciamo la verità, ancora oggi solitamente è il padre.

Le mamme si preoccupano del fatto che il bambino possa sentirsi abbandonato o che il papà sia incapace di occuparsi delle quotidiane esigenze del bambino, un cambio del pannolino ad esempio o la preparazione del biberon.

“Mi sono sempre occupata io di queste cose avvocato…”

Timori legittimi ma spesso ingiustificati, legati più a preconcetti e stereotipi che non ad effettive incapacità paterne.

Fino a qualche anno fa i Tribunali ritenevano che i papà, a differenza delle mamme, potessero acquisire la capacità di occuparsi dei propri figli solo gradualmente.

Nel 2011 la stessa Corte di Cassazione aveva addirittura innalzato a 4 anni la soglia minima di età per il pernottamento con il papà.

Negli ultimi anni però, stiamo assistendo un significativo ed importante mutamento di rotta, che vede i papà protagonisti nella vita dei figli fin dai loro primi momenti di vita.

Del resto non vi è dubbio che ad essere genitori si impara giorno per giorno, vivendo concretamente ogni momento della giornata di un figlio, quindi anche la notte.

Se ad un genitore viene impedito o limitato l’esercizio del suo ruolo genitoriale, è chiaro che non riuscirà mai a comprendere le esigenze del figlio né tanto meno a raggiungere un livello di competenza adeguato.

Emblematica sul punto è una sentenza del Tribunale di Roma del 2016, che ha riconosciuto a un papà il diritto di tenere con sé per il pernottamento la figlia di soli 16 mesi.

Ancora la Corte D’Appello di Catania che, nell’ottobre 2013, ha statuito il diritto del padre di pernottare con il figlio di due anni di età.

È chiaro che anche fare la nanna con il papà è importante, proprio perché contribuisce a saldare la relazione familiare. Ovviamente l’interesse preminente è sempre quello del minore, dormire con il papà sarà quindi possibile, a patto che questo non si riveli negativo per il bambino.

Come evidenziato dalla stessa Corte D’Appello di Catania, il padre o comunque il genitore non collocatario, è tenuto ad interpretare eventuali segnali di disagio del figlio, e quindi riportalo presso la madre se durante la notte subentrino difficoltà.

La bigenitorialità si ispira al fatto che tanto la mamma quanto il papà abbiano a cuore, prima di tutto, il benessere del proprio figlio e quindi invita entrambi ad un esercizio responsabile della genitorialità.

Per questa ragione è molto importante che al di là degli accordi o delle statuizioni, sia mamma che papà prestino attenzione a eventuali manifestazioni di disagio del bambino, quindi tanto il padre dovrà avere cura di riportare il piccolo dalla madre se durante la notte questi ne senta il bisogno, quanto la madre dovrà accogliere il desiderio del figlio di vedere e passare del tempo col papà anche se in quella giornata diversamente stabilito.

Questo vorrebbe la bigenitorialità perfetta.

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