L’aumento del numero delle separazioni, rende sempre più frequente trovare all’interno dello stesso nucleo familiare figli nati in costanza di matrimonio e figli avuti da precedenti relazioni sentimentali del partner.
Numerosi sono i partner che vivono con i figli minori delle proprie compagne/i, vien da sé che per ovvie ragioni il nuovo partner si ritrova a far da genitore anche ai figli altrui, comportandosi come un vero e proprio “terzo genitore”, oggi riconosciuto giuridicamente come “genitore sociale”.

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Ma il coniuge, ha dei diritti o dei doveri nei confronti del figlio dell’altro coniuge?

Sebbene nel nostro Paese le famiglie separate e poi ricostruite siano sempre più numerose, ad oggi non esiste una normativa specifica che definisca puntualmente quali siano i diritti e i doveri dei genitori sociali.

In assenza di norme quindi, per poter dare una risposta dobbiamo partire dall’articolo 433 del codice civile, che si occupa di individuare le persone obbligate a prestare gli alimenti, cioè ad assistere materialmente il soggetto in stato di bisogno.

All’obbligo di prestare gli alimenti sono tenuti, nell’ordine:

  1. il coniuge;
  2. i figli [legittimi o legittimati o naturali o adottivi] anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi [anche naturali];
  3. i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;
  4. i generi e le nuore;
  5. il suocero e la suocera;
  6. i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.

Tra i soggetti elencati nella norma non troviamo il “genitore sociale”, con l’ovvia deduzione che, a meno che il nuovo partner non abbia provveduto ad adottarlo (adozioni in casi speciali), il figlio del partner non può vantare alcun diritto, neppure di natura alimentare nei confronti del partner del genitore.

In poche parole il nuovo partner non è tenuto a “mantenere” i figli che non sono suoi, perché secondo la legge non ha con questi ultimi alcun tipo di legame familiare e quindi giuridico.

Ma vi è di più, il genitore sociale non può assumere responsabilità o podestà nei confronti dei figli del coniuge.
Fatta questa premessa è però necessario considerare che l’articolo dedicato ai “Diritti e doveri reciproci dei coniugi”, stabilisce al terzo comma che:
“Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.

In costanza di matrimonio quindi, anche in presenza di una famiglia allargata, entrambe i coniugi hanno il dovere di attivarsi per garantire l’unione familiare, considerando parte della famiglia anche i figli del partner, qualora conviventi.

E se il genitore biologico si disinteressa del figlio?

Dopo la separazione dei coniugi, può accadere che il genitore biologico si disinteressi dei bisogni economici del proprio figlio, delegando alla madre e di riflesso al nuovo partner l’onere di sopperire alle mancanze.

Per la tutela di questi importantissimi e fondamentali diritti, intervengono le norme relative alla responsabilità genitoriale.

Può inoltre trovare applicazione l’articolo 570 del codice penale, dedicato proprio alla “Violazione degli obblighi di assistenza familiare”, che punisce con la reclusione fino ad un anno o con la multa da 103 euro a 1032,00 euro chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge.

È importante precisare che l’articolo 570 del codice penale, opera solo nell’ipotesi in cui vi sia da un lato un genitore che si disinteressa del figlio, e dall’altro un figlio minorenne o maggiorenne ma inabile al lavoro.

L’obbligo penalmente sanzionato di non far mancare i mezzi di sussistenza, ha quindi una portata ridotta rispetto allo stesso obbligo previsto in ambito civile, che invece impone al genitore l’obbligo di mantenere i figli anche dopo il raggiungimento della maggiore età, e fintanto che non abbiano raggiunto l’indipendenza economica.

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