Cosa è la responsabilità genitoriale?

La responsabilità genitoriale (termine che nel 2006 ha sostituito quello di potestà genitoriale) altro non è se non quell’insieme di diritti, doveri e prerogative che la legge riconosce in capo ai genitori nei confronti dei loro figli.

Generalmente la responsabilità genitoriale viene esercitata congiuntamente dai genitori e si traduce in una serie di obblighi che sono specificati nell’articolo 316 del nostro codice civile.

Il più noto fra tutti quello di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

Questi doveri sono gli stessi per tutti i genitori, anche per quelli non uniti in matrimonio.

Cosa succede però quando il matrimonio entra in crisi e i genitori decidono di separarsi, divorziare o chiedere l’annullamento del matrimonio?

Il nostro codice civile regolamenta anche queste situazioni “patologiche” del rapporto e stabilisce quali siano gli effetti e le conseguenze sulla responsabilità genitoriale nelle ipotesi di separazione, divorzio ed annullamento del vincolo matrimoniale.

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Quali sono i diritti dei figli nella separazione e nel divorzio dei genitori?

La norma prevede che il Giudice adotti i provvedimenti relativi ai figli con esclusivo riferimento al loro interesse morale e materiale.

Nello specifico l’articolo 337 – ter del codice civile prevede espressamente il diritto per il figlio minore:

  • Di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori;
  • Di ricevere cura, educazione, istruzione ed assistenza morale da ciascun genitore;
  • Di conservare rapporti significativi con gli ascendenti di ciascun ramo genitoriale.

In base a quali principi il Giudice stabilisce il collocamento dei figli presso uno o l’altro genitore?

La norma prevede che il giudice debba prima di tutto valutare la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, stabilendo in caso contrario a quale di essi i figli debbano essere affidati, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore.

Questo significa che il nostro Legislatore privilegia il principio della bigenitorialità. Il giudice è chiamato quindi a verificare prima di tutto la possibilità di un esercizio condiviso della responsabilità genitoriale. Affido condiviso che dal 2006 ha assunto un ruolo centrale nel nostro ordinamento.

Solo nelle ipotesi in cui il giudice ritenga non praticabile l’affido condiviso, dovrà allora scegliere il genitore al quale affidare i minori, stabilendo anche i tempi e i modi di presenza del figlio presso ciascun genitore.

Ritengo però importante precisare che, nonostante la disposizione legislativa, il criterio che ancora oggi è privilegiato nella giurisprudenza è il più risalente principio della collocazione prevalente dei figli presso la residenza anagrafica di un solo genitore, definito “collocatario”.

Il Giudice, qualora i genitori non abbiano trovato un accordo, è chiamato anche a determinare le modalità di mantenimento dei figli. Ciascun genitore è obbligato al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.

Nella quantificazione dell’assegno, ovvero per stabilire quale sarà l’importo dell’assegno da versarsi in favore del figlio, il giudice tiene conto di diversi parametri:

  • Esigenze del figlio;
  • Risorse economiche dei genitori;
  • Tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con i due genitori.

 

L’ascolto del minore nella separazione e nel divorzio

Anche dopo la fine della relazione coniugale/sentimentale, la responsabilità genitoriale quindi, fatte salve particolari eccezioni, deve essere esercitata congiuntamente da entrambi i genitori.

Le decisioni più importanti vanno prese di comune accordo, mentre in caso di disaccordo la questione dovrà necessariamente essere rimessa al giudice.

Per quanto riguarda invece le decisioni di ordinaria amministrazione, il giudice può prevedere che i genitori esercitino la responsabilità separatamente.

Prima dell’assunzione dei provvedimenti relativi ai figli, il giudice può disporre l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto dodici anni e anche di età inferiore, se capace di discernimento.

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