//Sottrarre beni dalla casa familiare assegnata all’ex coniuge è reato?

Sottrarre beni dalla casa familiare assegnata all’ex coniuge è reato?

Ogni separazione, anche quando consensuale, è sempre una fase delicata e destabilizzante per la vita dei coniugi.

Uno dei primi grandi scogli da affrontare è quello di accettare di dover lasciare la casa coniugale e, soprattutto, di doverla lasciare senza poter portare via i propri beni, spesso ricordi di famiglia o acquistati con enormi sacrifici.

Ebbene sì, quando il giudice della separazione assegna la casa coniugale la attribuisce sempre unitamente a tutti quei beni, mobili, suppellettili, elettrodomestici e servizi (garage), necessari ad assicurare l’ordinaria organizzazione della vita familiare; Ciò si badi bene a prescindere da chi ne sia l’effettivo proprietario.

In questo modo la legge cerca di garantire ai soggetti che rimangono ad abitare la casa coniugale ossia al coniuge e ai figli, una continuità delle abitudini domestiche, finalizzata a mantenere integro, per quanto possibile, l’habitat pre separazione.

E’ bene evidenziare che, proprio perché l’obiettivo della legge è quello di assicurare continuità alle abitudini domestiche vi sono dei beni che restano comunque esclusi e che non possono formare oggetto di assegnazione, quali:

  • Le seconde case, si pensi alla casa al mare e ai beni in esse contenute, utilizzate come è ovvio in maniera saltuaria e nelle quali quindi la vita domestica non ha carattere continuativo;
  • I beni strettamente personali o quelli che soddisfano particolari esigenze del coniuge, si pensi ai beni necessari alla propria attività lavorativa o per particolari condizioni di salute.

Questi beni, proprio per la loro natura, potranno essere dunque essere prelevati dalla casa coniugale senza alcuna specifica autorizzazione, né del coniuge né del Giudice.

Accordi tra i coniugi

La regola della assegnazione non è però una regola assoluta. La volontà dei coniugi sulla divisione dei beni prevale infatti su qualsiasi provvedimento dei giudici.

I coniugi infatti hanno la possibilità di stabilire di comune accordo che alcuni beni, specie se di proprietà di uno solo di loro, vadano a chi dovrà lasciare la casa. Detto accordo potrà essere inserito nel ricorso, in caso di separazione consensuale, o in una scrittura privata ma potrà anche essere raggiunto e formulato successivamente alla separazione qualora, da giudiziale, si trasformi in consensuale.

In tutte le ipotesi invece nelle quali i coniugi non riescano a trovare un accordo condiviso, rimarrà fermo il provvedimento di assegnazione secondo le modalità stabilite dal Tribunale.

Conseguenze del prelievo non autorizzato

A quali conseguenze andrà incontro l’ex coniuge non assegnatario dell’immobile qualora porti via oggetti o comunque altri beni senza che ci sia stato uno specifico “dimostrabile” accordo in tal senso?

Il comportamento è da considerarsi illegittimo. Sia civilisticamente che, si badi bene, penalmente.

A seguito di azione civile, il coniuge che ha prelevato illegittimamente i beni sarà tenuto a restituirli al legittimo detentore, ossia all’assegnatario in base al provvedimento del giudice, anche quindi se non proprietario.

A seguito di denuncia poi, il coniuge che non prenda di buon grado la pronuncia del giudice e si appropri, prima di lasciare la casa coniugale assegnata alla ex di beni quali, mobili, elettrodomestici o altro, verrà chiamato a rispondere del reato di appropriazione indebita.

ATTENZIONE perché il medesimo principio vale nel caso opposto ossia, qualora il coniuge assegnatario dell’immobile impedisca all’altro di ritirare i propri effetti personali dalla casa coniugale.

Ipotesi nelle quali il reato è escluso

Non sempre questo illegittimo comportamento è punito dalla legge come reato.

La responsabilità penale è infatti esclusa quando il prelevamento dei beni avvenga a danno del coniuge non legalmente separato.

Non vi sarà reato quindi se posto in essere prima della sentenza di separazione.

Non potrà considerarsi reato neppure qualora il coniuge non assegnatario sottragga beni dalla casa coniugale, dopo che il Presidente ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ma prima che abbia pronunciato la sentenza di separazione.

Questo significa che il reato non sussiste se il fatto è avvenuto quando la causa di separazione era ancora in corso, o quando non era ancora stato omologato il verbale di separazione consensuale.

In queste fasi infatti, che spesso possono durare a lungo, i coniugi non sono considerati separati dalla legge, con tutto ciò che ne deriva.

Emerge la chiara e palese inadeguatezza del sistema nel fornire tutela al coniuge assegnatario ma soprattutto ai figli, in una fase peraltro estremamente spinosa come quella della separazione, nella quale i coniugi sono accecati da reciproci rancori per la fine della relazione.

Il consiglio è quello di ricercare al momento della separazione soluzioni condivise, che realizzino e appaghino interessi ed esigenze dei coniugi, ma soprattutto ed in primis dei figli, facendosi per questo affiancare da professionisti della materia, o avvalendosi qualora necessario di percorsi di mediazione familiare o di diritto collaborativo.

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2019-01-15T16:11:32+00:00