La regola generale vuole che qualora le spese straordinarie non siano concordate, non si possa pretenderne il rimborso.

Attenzione però, per ogni regola generale c’è sempre l’eccezione, e in questo caso più di una!

Quali sono le spese straordinarie

Negli accordi o nelle sentenze di separazione e divorzio, ma anche di affidamento di figlio naturale, viene sempre riportata la dicitura che vuole le spese straordinarie, sostenute nell’interesse dei figli, ripartite nella misura del 50% ciascuno tra i genitori (ma è possibile anche una diversa ripartizione).

Il giudice non sempre fornisce una definizione e/o elencazione di quelle che sono da considerarsi “spese straordinarie”.

Sono gli avvocati a dover spiegare ai propri clienti la distinzione tra spese ordinarie e spese straordinarie e fornire loro una elencazione che consenta di evitare, per il futuro, conflitto genitoriali sul punto.

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Per avere una elencazione, quindi delle linee guida, di solito si fa riferimento ai protocolli di intesa dei diversi Tribunali o a quello del Consiglio Nazionale Forense.

Le tipiche spese straordinarie sono quelle mediche o quelle scolastiche, ma ve ne sono molte altre.

Vi sono spese straordinarie che necessitano del preventivo accordo tra le parti e spese che per la loro straordinarietà ed urgenza non necessitano dell’accordo con l’altro genitore.

Spese straordinarie non concordate

La regola vorrebbe che il coniuge collocatario che si trovi a dover sostenere delle spese straordinarie per il figlio, informi l’altro genitore per confrontarsi sia sulla effettiva necessità della spesa ma anche per confrontarsi su altri aspetti, per esempio la scelta del professionista da incaricare (un medico piuttosto che un altro).

Spesso purtroppo non è facile accordarsi, mentre in altri casi la necessità di procedere immediatamente costringe il genitore collocatario ad affrontare la spesa senza prima averne parlato con l’altro.

In questi casi due sono le ipotesi: o il genitore rimborsa il proprio 50% o, sovente, ne rifiuta il rimborso non essendo stato interpellato e ritenendo la spesa non necessaria o non così urgente.

L’accordo preventivo

La regola generale impone quindi il preventivo accordo tra i coniugi (o ex) sulla necessità di affrontare o meno la spesa, ma anche in ordine alle modalità da seguire (fare diversi preventivi, scegliere un dentista piuttosto che un altro).

Esami diagnostici, come visite oculistiche o odontoiatriche, sono il tipico esempio di spesa straordinaria ma non urgente (salvo eccezioni), sulla quale la concertazione preventiva tra i genitori è necessaria oltre che doverosa.

Vi sono tuttavia delle spese che per la loro concreta emergenza possono essere sostenute dal genitore senza il consenso dell’altro.

Il genitore può quindi agire autonomamente. Resta però il problema di riuscire poi effettivamente a recuperare il 50% delle spese anticipate.Frequentemente infatti il problema non è avere autonomia nell’agire in emergenza, quanto riuscire poi ad ottenere il rimborso di quanto speso.

L’altro genitore potrebbe eccepire la mancanza dell’accordo e la non necessità della spesa.

 

Spese straordinarie che non devono essere concordate

Attenzione, non tutte le spese straordinarie necessitano dell’accordo con l’altro genitore.

Vi sono infatti delle spese definite straordinarie da non concordare, ma che devono essere sempre rimborsate.

Si pensi, solo per fare un esempio, al corredo scolastico di inizio anno.

In questo caso le spese sostenute dal genitore, debitamente documentate (è bene conservare sempre copia degli scontrini fiscali e/o delle ricevute) devono essere sempre rimborsate dall’altro, nella misura del 50% o nella diversa misura pattuita e/o stabilita.

Consiglio

Il consiglio è sempre quello di informare l’altro genitore della intervenuta necessità di affrontare la spesa straordinaria, onde poter non solo concordare sulla spesa stessa ma anche sulle modalità della stessa.

Laddove sia impossibile trovare un accordo oppure si tratti di una spesa da sostenere con urgenza, è doveroso conservare la documentazione che attesti la spesa e la sua entità.

Questo consentirà ai genitori di confrontarsi in trasparenza e, al genitore che non ha potuto “dire la sua”, di verificare la necessità e la correttezza dell’importo richiesto a titolo di rimborso.

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