La recente emergenza Covid-19 ha inciso profondamente sugli assetti delle famiglie in crisi, ponendo ulteriori problemi e in particolare due quesiti.

Il primo relativo alla regolamentazione del diritto di visita, quindi alla possibilità o meno per il genitore “non collocatario” di continuare a vedere e tenere con sé i figli minori, anche in questo periodo emergenziale.

Il secondo quesito, altrettanto importante, che si sta ponendo e che purtroppo si porrà anche nei mesi a venire per via della sospensione di molte attività produttive, è relativo alla possibilità di ritenere giustificato il mancato o ritardato pagamento dell’assegno di mantenimento.

La domanda più ricorrente negli ultimi giorni è proprio questa: “Posso sospendere o ridurre l’importo dell’assegno di mantenimento visto che non sto lavorando o che sono in cassa integrazione?”.

La risposta è NO, l’assegno di mantenimento non si può sospendere o ridurre autonomamente, ma è necessario ricorrere all’intervento del Tribunale (resta salvo il caso in cui il beneficiario sia d’accordo con la sospensione o riduzione dell’assegno). Vediamo perché.

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Articolo 91 del Decreto Cura Italia

Per far fronte alle inevitabili difficoltà economiche conseguenti al blocco delle attività sia dei cittadini che delle aziende, il governo ha emanato l’ormai tristemente noto “Decreto Cura Italia”, il cui articolo 91 contiene disposizioni di particolare importanza e interesse per i rapporti contrattuali in materia di contratti pubblici.

Prevedendo infatti una crisi di liquidità, il governo con questo articolo ha reso giustificabile e scusabile il ritardo o il mancato pagamento delle proprie obbligazioni contrattuali, a condizione però che l’inadempimento sia diretta conseguenza delle misure autoritative disposte per il contenimento del contagio.

In pratica, qualora il soggetto abbia dovuto chiudere la propria attività lavorativa perché imposto dal DPCM del 23.03.2020, questa imposizione di chiusura sarà poi rilevante al fine di giustificare l’inadempimento o il ritardo nel pagamento della obbligazione contrattuale.

 

L’articolo 91 è applicabile anche all’obbligo di pagamento di assegni di mantenimento o alimentari?

No. L’articolo 91 infatti, fa diretto ed espresso riferimento alle obbligazioni nascenti da contratto.

Cosa significa questo?

Significa che la giustificazione e/o la scusabilità prevista da questo articolo non trova applicazione per le obbligazioni nascenti da rapporti di tipo familiare.

L’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento o alimentare non ha natura contrattuale, ma si fonda su norme volte a garantire al soggetto economicamente più debole, un’assistenza economica anche dopo la disgregazione del nucleo familiare.

La causa quindi di questa obbligazione non è di natura contrattuale, ma trova la sua fonte in altre norme del codice civile che garantiscono diritti costituzionalmente garantiti (articoli 29 e 30 della Costituzione).

La chiusura delle attività lavorative e l’improvvisa crisi economica che ne è derivata, sta avendo grande impatto anche sugli obblighi di mantenimento.

È innegabile che queste limitazioni, hanno comportato e comporteranno una riduzione significativa delle entrate mensili. In molti hanno perso il lavoro e i più fortunati potranno contare solo sulla cassa integrazione ordinaria.

Continuare a corrispondere l’assegno di mantenimento senza ritardi e/o riduzioni, sarà per molti davvero difficile, proprio perché il quantum dell’importo dovuto è stato calcolato tenendo conto di una capacità reddituale diversa, certamente maggiore.

Cosa posso fare se non riesco più a pagare l’assegno di mantenimento? Modifica delle condizioni per ragioni di urgenza.

Abbiamo visto che in ipotesi di questo tipo non è possibile ritenersi giustificati e/o scusati per il ritardato o mancato pagamento secondo quanto previsto dall’articolo 91.

Nonostante le difficoltà dell’attuale momento, se l’obbligo di corrispondere il mantenimento o gli alimenti è stato disposto da un provvedimento giudiziario, il soggetto (onerato) non potrà limitarsi a sospenderne il pagamento o a ridurne di sua iniziativa l’entità sostenendo una riduzione delle entrate mensili o la perdita del lavoro.

Il coniuge o il genitore dovrà quindi ricorrere al Giudice per chiedere la sospensione o la riduzione dell’obbligo impostogli, dovendo però dare prova che la normativa emergenziale ha determinato una riduzione dei suoi redditi e quindi l’impossibilità totale o parziale a corrispondere l’assegno di mantenimento come precedentemente stabilito.

È necessario quindi provare l’effettiva situazione di difficoltà, non essendo sufficiente richiamare le limitazioni poste alla normativa anti contagio Covid-19.

Conclusioni

Non si deve dimenticare che la normativa Covid può aver ridotto la capacità economica anche dell’altro genitore e/o comunque del beneficiario dell’assegno, inoltre sia il governo che la Regione Sardegna stanno intervenendo con misure di sostegno economico alle famiglie.

La solidarietà familiare, che deve permanere anche dopo la fine della relazione, impone oggi più che mai di valutare la reale capacità patrimoniale di tutti i soggetti, nonché di aiutarsi e venirsi incontro in un momento storico così difficile, sia dal punto di vista umano che economico. Al momento, l’assegno di mantenimento è per alcuni l’unica fonte di sostentamento.

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